Signoraggio monetario: storia di un inganno globale

L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori.

L’abitudine di conservare i propri risparmi in un luogo sicuro e di ricorrere ad altri per chiedere prestiti, in condizioni di necessità, ha origini molto antiche.

La civiltà assiro-babilonese è, secondo gli storici, la prima ad istituire dei depositi di valori e di merci appartenenti allo Stato e, presso tali depositi, talvolta, il privato lascia le merci o il denaro proprio; accade talvolta che lo stesso privato possa ottenere dei prestiti. Anche i Greci, come i Babilonesi, accumulano i loro tesori in luoghi sacri alle divinità come recinti o templi.

Nell’Europa medioevale il bene di scambio più prezioso è costituito dalle monete d’oro e da porzioni del metallo nobile allo stato grezzo o lavorato; ogni cittadino può chiedere al suo sovrano di coniargli monete con i lingotti d’oro e d’argento che egli porta alla zecca. Il sovrano, ponendo la sua effigie sulla moneta, ne garantisce il valore, dato dalla quantità e dalla purezza del metallo in essa contenuto. In cambio di questa garanzia trattiene per sé una certa quantità di metallo: l’esercizio di questo potere sovrano prende il nome di “signoraggio“.

Lo smercio e la custodia dell’oro, presentano enormi difficoltà  pratiche a causa del suo considerevole peso specifico e della costante minaccia dei briganti. Questa situazione spinge la maggior parte delle persone benestanti a depositare le proprie monete presso gli orafi, spesso di origine ebraica, poiché  ai cristiani erano vietati i prestiti contro interesse. Gli orafi, a loro volta, emettono delle comode ricevute cartacee a garanzia del deposito effettuato che possono essere negoziate dal titolare al posto delle ingombranti monete che rappresentano. Si tratta quindi del modo più comodo, rapido e sicuro per disporre dei propri soldi. Tali promesse di pagamento, vengono poi utilizzate anche quando i clienti si rivolgono a questi liberi professionisti solo per ottenere un prestito in denaro.

Nel momento in cui gli orafi medioevali si accorgono che solo una bassissima percentuale di creditori torna a riscattare materialmente il valore dei propri titoli cartacei, cominciano a vendere contro interesse note di credito non garantite da nessun patrimonio effettivamente posseduto. Nasce così il concetto di riserva frazionaria, conosciuta anche come quota minima di copertura, tramite il quale gli orafi riescono a lucrare prestando denaro creato dal nulla.

Con questo sistema, essi possono prestare impunemente il denaro molte volte in più di quanto avrebbero potuto effettivamente. Nei rari casi in cui si trovano a dover restituire più oro di quanto ne hanno nei forzieri, sono sostenuti dagli altri orafi che, in questo modo, riescono a garantire una lucrosa efficienza del sistema. La prima conseguenza dell’uso della tecnica della riserva frazionaria, è la messa in circolazione di molto denaro in forma cartacea che non rispecchia affatto l’effettiva riserva aurifera disponibile. Ad un tasso di interesse del 20 per cento, lo stesso oro prestato cinque volte produce un rendimento del 100 per cento ogni anno, su oro che gli orafi in realtà non possiedono.

Mentre gli orafi creditori prestano denaro creato dal nulla, i loro debitori sono chiamati a pagare interessi e debiti che divengono reali per vincoli di legge; alla fine accade che, gli orafi, risultino creditori di somme ben maggiori di quelle di cui poteva effettivamente disporre l’intera cittadina. Una situazione che vede spesso i cittadini ricorrere sempre a nuovi prestiti di carta moneta per coprire i propri investimenti, innescando il dirottamento della ricchezze della città all’interno dei forzieri degli orafi, mentre il popolo si copre gradualmente di debiti.

Gli storici attribuiscono generalmente l’evoluzione e lo sviluppo delle istituzioni economiche dell’Europa occidentale agli orafi ebrei, definiti veri e propri usurai, ed alle grandi Case e consorzi commerciali italiani. In realtà, tuttavia, gli orafi ebrei hanno un ruolo secondario in confronto a quello del Tempio; ed il Tempio non solo precorre le Case italiane, ma istituisce il meccanismo e le procedure che quelle Case devono poi emulare ed adottare.

Le origini del sistema bancario moderno possono essere attribuite all’Ordine del Tempio. Al culmine del loro potere, i Templari gestiscono gran parte, se non tutto il capitale disponibile nell’Europa occidentale. Sono i primi ad introdurre il concetto delle facilitazioni di credito, nonché della concessione di fondi per lo sviluppo e l’espansione commerciale, svolgendo, di fatto, praticamente tutte le funzioni di una banca d’affari del XX secolo.

È nel Rinascimento che inizia a nascere l’idea di banca intesa in senso moderno. Gli istituti si pongono come obiettivo quello di finanziare ed incentivare gli scambi commerciali marittimi e terrestri che, con la rivoluzione industriale, nel giro di pochi anni, aumentano esponenzialmente. La maggior parte dei sostenitori della “Teoria del Complotto” fa risalire l’inizio della presunta truffa ai danni dei cittadini all’avvento delle banche centrali, ovvero alla fondazione della “Banca di Londra”, nel 1694, che sancisce la perdita da parte dello Stato della propria sovranità monetaria, nonché la nascita del debito pubblico.

La “Banca di Londra”, divenuta poi “Banca d’Inghilterra”, è la prima banca d’emissione della storia e riceve una serie di privilegi, divenendo l’unica a responsabilità limitata e l’unica autorizzata a emettere banconote in Inghilterra; essa ottiene, inoltre, la custodia esclusiva dei fondi di cassa del governo, un privilegio connesso alle successive concessioni di credito e alla creazione di un debito pubblico nazionale.

Dalla seconda metà del 1700, sale alla ribalta una famiglia di banchieri israeliti di origine tedesca, i Rothschild.

Fondatore della casa Rothschild, che deve il nome allo stemma raffigurante un’aquila romana posta su uno scudo rosso, è considerato Mayer Amschel Rothschild, piccolo mercante del ghetto di Francoforte sul Meno, che diviene amministratore assai apprezzato di Guglielmo IX, curandone scrupolosamente gli interessi. I Rothschild ricevono in cambio dal principe di poter godere per qualche tempo della disponibilità di somme assai forti e di compiere operazioni finanziarie di grandi proporzioni per conto di lui, ma in nome proprio, il che vale ai Rothschild l’affermazione della loro casa fra le maggiori imprese bancarie europee.

Mayer Rothschild, amministrando i fondi del langravio di Assia, assume sempre più potere a livello economico-finanziario, arrivando a creare una fitta rete bancaria gestita direttamente dai suoi figli che, sapientemente, mette a controllo delle succursali della banca di famiglia presso le principali città europee: Francoforte, Vienna, Londra, Napoli e Parigi.

Al prestito di ingenti somme di denaro all’Austria, alla Prussia, alla Francia, all’Inghilterra, alla Russia, al Regno delle Due Sicilie, al Ducato di Parma, segue il finanziamento della rivoluzione industriale nei principali Stati europei. Secondo i maliziosi, inoltre, al prestito per l’acquisto di armamenti ed al finanziamento, spesso occulto, di conflitti, segue il finanziamento per la ricostruzione delle stesse Nazioni uscite dalla guerra e, per finire, il prestito per il pagamento delle indennità di guerra.

La politica attuata dalla famiglia Rothschild, consiste nel fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali; le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre più nel loro debito e, quindi, sempre più sotto il controllo belle banche.

La casa Rothschild diviene, dopo la Restaurazione, la banca ufficiale delle grandi potenze, finanzia le nuove industrie, specie quelle ferroviarie, garantisce l’obbligo francese per le indennità di guerra e partecipa alle sottoscrizioni per il canale di Suez; addirittura sembrerebbe, e il condizionale è d’obbligo, che una banca della famiglia abbia finanziato John D. Rockefeller per la sua monopolizzazione della raffinazione del petrolio che portò alla fondazione della “Standard Oil”.

In seguito, tramontata l’epoca del dominio dei banchieri privati, i Rothschild partecipano agli affari bancari attraverso grandi società anonime, mantenendo il controllo dei mercati economici e monetari attraverso la più disparate metodologie, per esempio ospitando e presiedendo, all’interno delle banche a loro affiliate, il “fixing mondiale” del prezzo dell’oro.

L’incontro tra il Gruppo dei “Savi di Sion” e Mayer Amschel Rothschild, porta alla redazione di un manifesto: “I Protocolli dei Savi di Sion”. In 24 paragrafi, viene descritto come soggiogare e dominare il mondo attraverso l’imposizione di un sistema economico mondiale. Sempre Mayer Amschel Rothschild aiuta e finanzia Adam Weishaupt, un ex prete gesuita, che a Francoforte crea un Gruppo Segreto dal nome “Gli Illuminati di Baviera“.

Weishaupt, prendendo spunto dai “I Protocolli dei Savi di Sion”, elabora, all’incirca verso il 1770, un piano che dovrà portare un gruppo ristretto di persone, gli “Illuminati” o “Banchieri Internazionali“, ad avere il controllo ultimo del mondo intero.

Mettendo in pratica le sue raccomandazioni si doveva arrivare a creare un tale stato di degrado, di confusione e quindi di spossatezza, che le masse avrebbero dovuto reagire cercando un protettore o un benefattore al quale sottomettersi liberamente. Da qui il bisogno di costituire degli organi sovranazionali pronti a sfruttare questo stato di cose, fingendosi i salvatori della patria, per istituire un unico governo mondiale.

La strategia di Weishaupt si basa sulla soppressione dei Governi Nazionali e sulla concentrazione del potere in Governi ed Organi Sovranazionali ovviamente gestiti dagli “Illuminati”. Secondo la “versione ufficiale”, la Storia così come ci è stata insegnata, i Massoni, non essendo ben visti né dalla Chiesa, per il loro deismo, né dal potere temporale, per le loro idee riformiste, vengono dichiarati fuori legge e condannati all’esilio prima dal Principe di Baviera, nel 1785 ed, in seguito, da Papa Pio VII che fronteggia aspramente ogni sorta di società segreta.

Il “Currency Act” imposto dall’Inghilterra alle colonie americane nel 1764, vieta l’emissione di moneta cartacea da parte delle stesse, togliendo la sovranità ai governi coloniali di poter adempiere alle proprie necessità senza oneri per la popolazione in termini di imposte o debito pubblico nei confronti dell’Inghilterra. Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America, dichiarava: “Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di gestire l’emissione della sua moneta, allora, alternando inflazione e deflazione, le banche e le società finanziarie che cresceranno intorno a esse spoglieranno il popolo di ogni proprietà, sinché i suoi figli si sveglieranno senza un tetto nel continente che i loro padri conquistarono”.

La vittoria della “Guerra d’Indipendenza” restituisce libertà economica alle colonie fino al 23 Dicembre del 1913, giorno in cui, grazie al “Federal Reserve Act”, vede la luce il “Federal Reserve System”, particolare sistema monetario e di controllo del credito, esistente negli U.S.A.

Tale sistema è strutturato in modo che il monopolio dell’emissione sia affidato a 12 banche federali di riserva, “Federal Reserve Banks”, la cui politica monetaria e creditizia è coordinata dal “Federal Reserve Board” o “Board of Governors”, a sua volta affiancato da due altri organismi, il “Federal Open Market Committee” ed il “Federal Advisory Council”.

La “Federal Reserve”, banca centrale degli Stati Uniti, si sostituisce così all’Inghilterra, acquisendo dal Tesoro la facoltà di pubblicare moneta. Le banche federali possono emettere biglietti dietro garanzia di titoli di credito e di titoli pubblici in quantità del tutto illimitata. La sovranità monetaria della più grande nazione del mondo viene consegnata nelle mani di un’impresa privata, la “Federal Reserve Corporation”, di proprietà dei Rockefeller, dei Morgan, dei Rothschild e con sede legale a Puerto Rico. Con il “Federal Reserve Act” del 1913, gli U.S.A. hanno abdicato non solo alla possibilità di emettere moneta sotto forma di credito, ma anche a quella di emetterla come semplice moneta legale.

L’obiettivo principale della “Federal Reserve” è rappresentato dall’espansione della moneta e del credito in misura adeguata alle necessità di lungo periodo di un’economia in crescita e con prezzi stabiliti. Il metodo cui la “Federal Reserve” ricorre più spesso per modificare la base monetaria è un’operazione di mercato aperto.

Analizziamo la dinamica di un acquisto sul mercato aperto, un intervento con cui la banca centrale statunitense acquista i, poniamo, titoli di Stato di un singolo individuo per il valore di un milione di dollari: un acquisto sul mercato aperto accresce la base monetaria. L’ammontare dei titoli di Stato di proprietà della banca centrale è aumentato di un milione di dollari, come indica la voce “titoli di Stato” dal lato delle attività del bilancio.

La banca centrale paga i titoli emettendo un assegno su se stessa; colui che ha venduto i titoli riceve in cambio un assegno che ordina alla “Federal Reserve” di pagare (a favore del venditore) un milione di dollari e porta l’assegno alla propria banca, che gli accredita la somma e quindi deposita l’assegno presso la “Federal Reserve”.

La suddetta banca ha un conto presso la “Federal Reserve”, sul quale viene accreditato l’importo; di conseguenza, alla voce “depositi bancari presso la Federal Reserve”, dal lato delle passività di bilancio della banca centrale, si registra un aumento di un milione di dollari. La banca commerciale ha incrementato le proprie riserve di un milione di dollari, riserve che in primo luogo sono detenute come deposito presso la banca centrale.

Uno degli aspetti inattesi del processo è forse che la banca centrale può pagare i titoli acquistati consegnando al venditore un assegno emesso su se stessa. Il proprietario finale dell’assegno ha, dunque, un deposito presso la banca centrale, che può essere utilizzato per effettuare pagamenti ad altre banche oppure scambiato con circolante. Come il titolare di un deposito bancario può, in cambio di quest’ultimo, ottenere circolante, così possono fare coloro che hanno un deposito presso la banca centrale.

Quando paga i titoli acquistati emettendo un assegno su se stessa, la banca centrale crea base monetaria “con un tratto di penna”.

Ne consegue, dunque, che la banca centrale può creare base monetaria a sua discrezione, semplicemente acquistando attività, come titoli di Stato, e pagandole con le proprie passività.

Di fatto, possedendo la produzione e l’accumulo del denaro, i banchieri non hanno che da distribuire nella maniera opportuna poche decine di persone nei posti vitali per avere in mano e poter tirare i fili degli avvenimenti, conquistando il mondo più a fondo, più astutamente e in modo più duraturo di tutti i Cesari prima o tutti gli Hitler dopo di loro.

Uno dei principali strumenti di potere economico-politico in mano ai “Banchieri Internazionali” è costituito dal “signoraggio bancario“. Ogni volta che le banche private (“BCE”, “Bankitalia S.p.A.”, “Federal Reserve” etc.), su richiesta dei governi nazionali, stampano moneta, applicano alla stessa un tasso di interesse che, sommato alla differenza tra il valore nominale (il valore stampato sulla moneta) ed il valore intrinseco (il costo di creazione comprendente carta, inchiostro, mano d’opera, distribuzione etc.), determina il signoraggio.

Il modo più efficace per spingere i governi a richiedere prestiti o emissione di nuova moneta alle banche centrali (accrescendone quindi gli utili derivanti dal signoraggio), è l’incoraggiamento ed il finanziamento occulto di guerre che hanno come scopo ultimo non quello di ristabilire la democrazia, ma quello di indebitare gli Stati appropriandosi della loro ricchezza.

Gli eventi bellici peraltro, non rappresentano solo il grande business dei banchieri, ma sono anche un subdolo ed efficacissimo strumento di azione politica. Vengono infatti concepiti a tavolino come formidabile pretesto per instaurare a guerra finita, gli assetti politici e sociali a loro più congeniali.

Si muovono a piccoli passi per realizzare il progetto secolare del “Nuovo Ordine Mondiale“.

Uno scopo che del resto trapela esaustivamente dalle stesse parole pronunciate da James Warburg (insigne esponente dei poteri forti) solo pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale: “Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o col consenso o con la forza”. Oltre ai vari conflitti di natura militare, secondo gli economisti Ludwig von Mises e Friedrich Hayek, esponenti di spicco della “scuola austriaca”, anche le recenti crisi economico-finanziarie sarebbero da attribuire alla politica monetaria intrapresa dalle banche centrali.

I banchieri sono i primi a rendersi conto che, per soggiogare il mondo intero, non esiste solamente il ricorso a conflitti internazionali, si possono combattere “guerre silenziose” con “armi silenziose”; il controllo dell’economia attraverso l’istituzione di un modello economico manipolabile e prevedibile, porta al controllo delle coscienze di coloro che subiscono l’attacco.

Le banconote emesse dalla “Federal Reserve” al semplice costo di stampa, divengono la base dell’offerta monetaria nazionale e, dopo appena vent’anni, l’America si trova ad affrontare la più grave depressione speculativa della sua storia. Il drammatico crollo dei mercati azionari del 1929, infatti, viene provocato proprio da quei banchieri del “Federal Reserve System” che hanno promesso di garantire la stabilità economica. L’offerta di denaro viene bloccata dalla banca centrale mediante l’introduzione di norme talmente restrittive nella gestione del credito, che le piccole e medie banche concorrenti sono costrette a chiudere i battenti insieme alla grande maggioranza delle imprese rimaste a corto di liquidità. I banchieri del “Federal Reserve System” possono così impadronirsi delle aziende fallite o in fallimento a prezzi stracciati, mentre il loro uomo alla Casa Bianca, il Presidente Franklin Roosevelt, Gran Maestro Massone, approva una legge, nel 1933, con cui sgancia la banca centrale dall’obbligo di conversione del valore dei dollari in oro, sistema denominato “gold standard”, come pretesto per risollevare il mercato dalla depressione.

A partire dal 1971, anno in cui è stata sospesa la convertibilità dollaro-oro, garantita dalle riserve auree degli Stati Uniti d’America, i dollari sono stati stampati in quantità illimitata.Ciò significa che il potere d’acquisto della moneta statunitense non si basa più esclusivamente sul prodotto interno lordo dei soli U.S.A., ma anche sui PIL dei paesi di tutto il mondo. Questo sistema è imperfetto, poiché le economie degli Stati che assicurano la forza del dollaro, non hanno, né hanno mai avuto, alcun controllo sul volume di emissioni. La cosa paradossale è che, questo controllo, in realtà, non lo ha nemmeno il governo degli U.S.A., ma viene gestito esclusivamente dal “Federal Reserve System”.

Dal 1971 al 2008 la quantità dei dollari è cresciuta di decine di volte, superando di gran lunga il reale volume dei beni prodotti nel mondo. Questa situazione si è rilevata molto proficua, prima di tutto, per i proprietari della “Federal Reserve” e, in secondo luogo, per gli Stati Uniti, i quali hanno ottenuto la possibilità di spendere molto più di quello che avrebbero potuto, a spese del resto del mondo, a partire dal 1944 ed in particolare dal 1971.La creazione e l’immissione nel mercato di liquidità ha come contropartita, nei sistemi monetari dei nostri tempi, una distribuzione artificiale di crediti che non corrispondono ai reali desideri di risparmio degli individui e che porta gli investitori a finanziare progetti poco redditizi o troppo rischiosi, causando così gravi problemi strutturali all’intero sistema economico-finanziario. Ogni crisi ha come conseguenza inevitabile il consolidamento del settore bancario in un sempre minore numero di strutture che, acquisendo le competitor in difficoltà, accrescono ciclicamente ed esponenzialmente il loro potere.

Una volta consolidato il potere sovrano di produrre materialmente il denaro dal nulla, attraverso il sistema del signoraggio primario, di fissare il tasso di sconto e di decidere unilateralmente la politica monetaria delle Nazioni, le banche si stanno spingendo verso quello che si può definire signoraggio secondario, ovvero creare denaro non più cartaceo, ma creditizio, grazie appunto al credito elettronico. Per avere un’idea più precisa su ciò che questo comporta, basti ricordare che, solo la massa di denaro creditizio emessa con dei banali impulsi elettrici dalle banche a spese della collettività, corrisponde ormai ad una somma globale pari ad oltre cinque volte il valore di tutti i beni esistenti al mondo. In un siffatto stato di cose non c’è posto per poter contemplare una reale sovranità democratica del popolo e delle sue istituzioni governative.

Con il passare degli anni il costo dei beni aumenta in quanto, la creazione di nuovo denaro, ne svaluta implicitamente il valore, favorendo chi lo produce e ne può disporre in qualità illimitata ed a costo zero, a scapito di chi lo ha guadagnato lavorando. Una maggior quantità di denaro che compete per gli stessi beni, fa inevitabilmente aumentare i prezzi, sottraendo così ai popoli sempre più potere d’acquisto dal loro denaro.

Si calcola che il deprezzamento, si avvicini intorno al 100% ogni 14 anni e, come se non bastasse, talvolta le banche centrali stampano moneta senza che sia neppure possibile verificarne il quantitativo effettivamente emesso in quanto, come avviene ad esempio con l’Euro, le banconote sono addirittura prive di numerazione progressiva. I numeri stampati su queste ultime infatti sono codici con altre funzioni ed è quindi persino materialmente possibile che la BCE stampi più biglietti di quanti ne dichiari effettivamente.