Virus H1N1 (suina): la truffa globale

Big Pharma: Il mostro delle grandi case farmaceutiche che usa governi e organi statali deputati al controllo sui farmaci come marionette.

Chiamato “Dr.Flu” (Dottor Influenza), il professor Albert Osterhaus è il principale consigliere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la pandemia A/H1N1. Da diversi anni, parla dell’imminenza di una pandemia globale e quello che sta succedendo sembra dargli ragione. Ma lo scandalo che è scoppiato nei Paesi Bassi e che è stato oggetto di dibattito in Parlamento, ha messo in evidenza i suoi legami personali con i laboratori che fabbricano i vaccini da lui fatti prescrivere all’OMS.

F. William Engdhal spiega come un esperto senza scrupoli abbia potuto manipolare l’opinione pubblica internazionale, sopravvalutare l’impatto dell’influenza H1N1 e fare la fortuna dei laboratori in cui lavora.

Da molto tempo, il Parlamento nederlandese nutriva dei sospetti sul famoso Dott. Osterhaus e aveva aperto un’inchiesta per conflitto d’interesse e malversazioni. Fuori dai Paesi Bassi e dai media nederlandesi, solo alcune righe nell’autorevole rivista britannica Science han menzionato l’inchiesta sensazionale sugli affari di Osterhaus. Non erano messe in questione le referenze e l’esperienza d’Osterhaus nel suo campo. Quello che viene messo in causa, come ci spiega la rivista Science in un semplice dispaccio, è l’indipendenza del giudizio personale sulla pandemia di influenza A.

Science pubblicava queste poche righe su Osterhaus nell’edizione del 16 ottobre 2009: “Negli ultimi sei mesi, nei Pesi Bassi è stato difficile accendere la televisione e non vedere il famoso cacciatore di virus Albert Osterhaus e sentirlo parlare della pandemia di influenza A. O perlomeno, è ciò che credevamo. Il Signor Influenza era Osterhaus, il direttore di un laboratorio di fama mondiale in seno al Centro Medico dell’Università Erasmo di Rotterdam. Ma la scorsa settimana la sua reputazione è stata fortemente criticata dopo che sono stata espressi alcuni sospetti sulla volontà di attizzare le paure di una pandemia, con l’obiettivo di servire gli interessi del proprio laboratorio nella messa a punto di nuovi vaccini. Nel momento in cui Science mandava in stampa, la Camera bassa del Parlamento nederlandese annunciava che la questione sarebbe stata discussa con urgenza”.

Pur non uscendone indenne, il 3 novembre 2009 Osterhaus aveva saputo evitare i danni. Si poteva leggere in uno dei blog del sito di Science: “La Camera bassa del Parlamento nederlandese ha oggi negato una mozione che esigeva che il governo rompesse qualsiasi legame con il virologo Albert Osterhaus del Centro medico dell’Università Erasmo di Rotterdam, accusato di conflitto d’interessi in qualità di consigliere del governo. Nello stesso momento, il Ministro della Salute Ab Klink annunciava una legge sulla trasparenza del finanziamento della ricerca, che obblighi gli scienziati a rivelare i legami finanziari che stringono con le imprese private”.

In un comunicato sul sito internet del Ministero della Salute, Klink, che sappiamo essere uno degli amici intimi di Osterhaus, diceva in seguito che quest’ultimo non era altro che un consigliere del Ministero come molti altri sulla questione dei vaccini contro l’influenza A/H1N1. Ha anche detto di “essere al corrente” degli interessi finanziari d Osterhaus: non nascondono niente di straordinario, solo il progresso della scienza e della salute pubblica. O perlomeno è quello che credevamo.

Un esame più approfondito del dossier di Osterhauas lascia intendere che questo virologo nederlandese di fama internazionale potrebbe trovarsi al centro di una truffa di diversi miliardi di euro riguardo all’idea di una pandemia. Un sistema fraudolento in cui dei vaccini non testati sono iniettati a degli uomini, col rischio – come è già successo – di causare seri danni, paralisi gravi o decessi.

La bugia delle feci di uccello

Albert Osterhaus non è una persona qualunque.

Ha avuto un ruolo in tutte le grandi ondate di panico suscitate dalla comparsa di virus, a partire dai misteriosi decessi imputati alla SARS a Hong Kong, dove l’attuale Direttrice generale dell’OMS, Margaret Chan, aveva lanciato la sua carriera di responsabile della Salute Pubblica a livello locale.

Secondo la sua biografia ufficiale alla Commissione Europea, nell’aprile 2003, all’apice del panico causato dalla SARS, Osterhaus fu incaricato di partecipare alle inchieste sui casi di infezioni respiratorie che si moltiplicavano a Hong Kong. Nel rapporto dell’unione Europea possiamo leggere: “dimostrò ancora una volta la sua capacità di agire velocemente in situazioni gravi. In tre settimane ha dimostrato che questa malattia era provocata da un coronavirus scoperto recentemente che contamina le civette, i pipistrelli e altri animali carnivori”.

In seguito, quando i casi di SARS non fecero più parlare di sé, Osterhaus passò ad altro, lavorando questa volta per la mediatizzazione dei pericoli di quella che chiamava l’influenza aviaria H5N1.

Nel 1997 aveva già suonato l’allarme dopo la morte a Hong Kong, di un bambino di tre anni che Osterhaus sapeva essere stato in contatto con degli uccelli. Osterhaus ha sviluppato quindi il suo lobbying nei Paesi Bassi e in Europa, sostenendo che una nuova mutazione letale dell’influenza aviaria era stata trasmessa agli umani e che si dovevano prendere delle misure drastiche. Sottolineava inoltre il fatto di essere stato il primo scienziato ad aver dimostrato che il virus H5N1 poteva contaminare gli umani.

Parlando della pericolosità dell’influenza aviaria in un’intervista diffusa dalla BBC nell’ottobre 2005, Osterhaus dichiarava: “se il virus riuscisse a mutare in maniera tale da trasmettersi poi tra umani, allora saremmo in una situazione completamente diversa: potremmo avere dinnanzi a noi l’inizio di una pandemia”. Aggiungeva: “C’è il rischio che il virus venga sparso dagli uccelli in tutta Europa. C’è un rischio reale che nessuno ha saputo tuttavia valutare fino ad oggi, perché non abbiamo fatto gli esperimenti dovuti”. Il virus non ha mai riuscito la sua mutazione, ma Osterhaus era pronto a “condurre degli esperimenti” che possiamo immaginare sarebbero stati ampiamente retribuiti.

Per sostenere il suo allarmante scenario di pandemia cercando di dargli una legittimità scientifica, Osterhaus e i suoi assistenti di Rotterdam han cominciato a raccogliere e congelare dei campioni di feci d’uccelli. Affermava che, secondo i periodi dell’anno, fino al 30% di tutti gli uccelli d’Europa risultavano portatori del virus mortale dell’influenza aviaria H5N1. Aveva anche affermato che quindi gli allevatori in contatto con polli e galline erano esposti al suddetto virus.

Osterhaus si incontrò con i giornalisti, che presero nota del messaggio allarmista. La classe politica fu messa in allerta. Nella stampa emise l’ipotesi per cui il virus, che egli chiamava H5N1, dopo aver causato diverse morti agli antipodi asiatici, si sarebbe diffuso in Europa, molto probabilmente trasportato sulle piume degli uccelli o nelle interiora d’uccelli infettati mortalmente. Sosteneva la tesi di uccelli migratori capaci di portare il nuovo virus mortale verso l’ovest, fino all’Ucraina e l’isola di Rügen.

Questo gli bastò per fingere di ignorare che gli uccelli non migrano da est a ovest, ma da nord a sud.

La campagna allarmista di Osterhaus sull’influenza aviaria decollò per davvero nel 2003, quando un veterinario nederlandese muore dopo essere stato ammalato. Osterhaus annunciò che la morte era il risultato di una contaminazione del virus H5N1.

Convinse il Parlamento nederlandese ad esigere il macello di milioni di polli. Però non ci fu nessun altro decesso legato a un’infezione simile a quella attribuita all’H5N1. Per Osterhaus, questo dimostrava l’efficacia della campagna di macello preventiva. Sempre secondo Osterhaus, gli escrementi aviari diffondevano il virus ricadendo sulla popolazione e gli altri uccelli a terra.

Rimaneva fermo sulla sua idea che questi escrementi costituivano il vettore di propagazione della nuova ondata mortale del virus H5N1 dall’Asia.

Si poneva in quel momento un problema con lo stock crescente di campioni congelati di escrementi aviari che con i suoi associati aveva raccolto e conservato nel suo istituto. La presenza del virus H5N1 non poté essere confermata in nessuno di questi campioni. Nel 2006, in occasione del congresso dell’OIE (Office International des Épizooties, ormai chiamato Organizzazione Mondiale per la Salute dell’Animale), Osterhaus e i suoi colleghi dell’Università Erasmo furono obbligati ad ammettere che nei 100.000 campioni di materie fecali raccolte con tanta precauzione non avevano trovato nessuna traccia del virus H5N1.

Nel 2008, a Verona, durante la conferenza dell’OMS dal titolo “Avian Influenza at the Human-Animal Interface”, Osterhaus prendeva la parola davanti ai suoi colleghi scienziati, senza dubbio meno accattivati del pubblico non scientifico dai suoi incitamenti all’emotività. Ammetteva che: “allo stato attuale delle conoscenze, niente permette(va) di dichiarare un’allerta contro il virus H5N1, né di affermare che questo potesse provocare una pandemia”. Ma in quel momento, il suo sguardo si rivolgeva già verso altre possibilità pulsanti da schiacciare per far convergere il suo lavoro sui vaccini con nuove possibilità di crisi pandemica.

Influenza A e corruzione all’Organizzazione Mondiale della Sanità

Rendendosi conto che l’influenza aviaria non aveva portato a nessuna ondata di morti su grande scala – dopo che La Roche (produttore del Tamiflu) e GlaxoSmithKline (produttore del Relenza), ebbero incassato miliardi di dollari di profitti quando i governi decisero di stockare dei vaccini antivirali contestati – Osterhaus e gli altri consiglieri dell’OMS si voltarono verso dei pascoli più verdi.

Nell’aprile 2009, le loro ricerche sembravano coronate di successo quando a La Gloria, piccolo villaggio messicano dello Stato di Veracruz, un bambino ammalato venne diagnosticato come portatore dell’influenza all’epoca chiamata “suina” o H1N1.

Con una fretta fuori luogo, l’apparato propagandista dell’OMS a Ginevra seguì subito le dichiarazioni del suo Direttore Generale, il Dottor Margaret Chan sull’eventuale minaccia di una pandemia mondiale. Chan evocò “l’urgenza di salute pubblica a livello internazionale”.

In seguito, altri casi dichiarati a La Gloria vennero presentati su un sito internet di medicina come: una “strana” crescita d’infezioni polmonari e respiratorie acute, che evolvono in broncopolmoniti in certi casi riscontrati tra i bambini. Un abitante del villaggio ne descriveva i sintomi: “febbre, tossi severe e secrezioni nasali importanti”. Questi sintomi, tuttavia acquistano tutto il loro senso nel contesto ambientale de La Gloria, una delle zone al mondo in cui si concentra il più grande numero di maiali in allevamento intensivo, il cui sfruttamento è detenuto principalmente dall’americano Smithfield.

Da mesi, la popolazione locale protestava davanti la sede messicana del gruppo Smithfield, lamentandosi di gravi affezioni respiratorie dovuti ai letamai dei maiali. Questa ragione più che plausibile per le diverse malattie diagnosticate a La Gloria, non sembra interessare né Osterhaus né gli altri consiglieri dell’OMS. Finalmente si intravedeva la pandemia tanto attesa, quella predetta dal 2003, durante la sua partecipazione alle ricerche sulla SARS nella provincia di Guangdong in Cina.

L’11 giugno 2009, Margaret Chan annunciava che la propagazione del virus dell’influenza H1N1 aveva raggiunto il livello 6 dell’“urgenza pandemica”. Curiosamente, in occasione di quest’annuncio precisava che “secondo le informazioni disponibili fino ad ora, una maggioranza schiacciante di pazienti sentono dei sintomi benigni; il loro ristabilimento è veloce e completo, la maggior parte delle volte ricorrendo a un trattamento medico”. Prima di aggiungere: “A livello mondiale, il numero di decessi è poco importante, non ci aspettiamo di vedere una crescita improvvisa e spettacolare del numero di infezioni gravi o mortali”.

Si scopriva più tardi che Chan aveva agito in seguito ad alcuni dibattiti febbrili all’OMS, seguendo i consigli del Consultivo Strategico del Gruppo di Esperti (SAGE, Strategic Advisory Group of Experts). Uno dei membri del SAGE all’epoca, e ancora oggi, è il nostro “Signor Influenza”, il dottor Albert Osterhaus.

Osterhaus non occupava solo una posizione strategica per raccomandare all’OMS di dichiarare l’“urgenza pandemica” e incitare al panico, ma era anche il presidente di un’organizzazione in prima linea sull’argomento, il Gruppo di Lavoro Scientifico (ESWI, European Scientific Working group on Influenza), che si definisce come un “gruppo multidisciplinare di leader d’opinione sull’influenza, il cui scopo è lottare contro le ripercussioni di un’epidemia o di una pandemia influenzali”. Come spiegano i suoi stessi membri, l’ESWI guidato da Osterhaus è il perno “tra l’OMS a Ginevra, l’Istituto Robert Koch a Berlino e l’Università del Connecticut negli Stati Uniti”.

La cosa più significativa riguardo l’ESWI è che il suo lavoro è completamente finanziato dagli stessi laboratori farmaceutici che guadagnano miliardi grazie all’urgenza pandemica, mentre gli annunci fatti dall’OMS obbligano i governi di tutto il mondo a comprare e immagazzinare vaccini. L’ESWI riceve finanziamenti dai fabbricanti e dai distributori di vaccini contro l’H1N1, come Baxter Vaccins, MedImmune, GlaxoSmithKline, Sanofi Pasteur e altri, tra cui Novartis,che produce il vaccino e il distributore del Tamiflu, Hofmann-La Roche.

Per mantenere il vantaggio, Albert Osterhaus, il più grande virologo mondiale, consigliere ufficiale sul virus H1N1 dei governi britannico e nederlandese, e capo del Dipartimento di Virologia del Centro Medico dell’Università Erasmo, era allo stesso tempo parte dell’élite dell’OMS riunita nel gruppo SAGE e presiedeva l’ESWI, sponsorizzato dall’industria farmaceutica. A sua volta, l’ESWI raccomandò misure straordinarie per vaccinare tutto il pianeta, ritenendo elevato il rischio di una nuova pandemia che, si diceva con insistenza, avrebbe potuto essere paragonabile alla spaventosa pandemia d’influenza spagnola del 1918.

Le persone sane sono dei malati che ignorano di esserlo.

La banca J.P. Morgan Chase, presente a Wall Street, riteneva che, principalmente grazie all’allerta pandemica lanciata dall’OMS, i grandi industriali farmaceutici, che finanziano anche il lavoro dell’ ESWI di Osterhaus, erano pronti a fare tra i 7,5 e i 10 miliardi di dollari di benefici. Il dottor Frederick Hayden è allo stesso tempo membro del SAGE all’OMS e del Wellcome Trust a Londra; si sa essere una degli amici intimi di Osterhaus. Per i suoi servizi “di consulenza”, Hayden, riceve tra l’altro fondi da La Roche e GlaxoSmithKline, due dei vari giganti farmaceutici impegnati nella creazione di prodotti legati alla crisi dell’H1N1.

Un altro scientifico britannico, il professor David Salisbury, che dipende dal ministero britannico della Salute, è a capo del SAGE all’OMS. Dirige anche il gruppo consultivo sull’H1N1 all’OMS. Salisbury è un fervente difensore dell’industria farmaceutica. Nel Regno Unito, il gruppo di difesa della salute One Click l’ha accusato di dissimulare la correlazione provata tra i vaccini e l’aumento dell’autismo nei bambini, così come quella esistente tra il vaccino Gardasil e casi di paralisi e addirittura di morte.

Il 28 settembre 2009, lo stesso Salisbury dichiarava: “la comunità scientifica è d’accordo sull’assenza totale di rischi riguardanti l’inoculazione del Thimérosal (o Thiomersal)”. Questo vaccino, usato contro l’H1N1 in Gran Bretagna, è prodotto principalmente da GlaxoSmithKline. Contiene Thimérosal, un conservante a base di mercurio. Nel 1999, un numero sempre crescente di prove che dimostrava che il Thimérosal presente nei vaccini avrebbe potuto essere la causa di casi d’autismo tra i bambini negli Stati Uniti, l’American Academy of Pediatrics (Accademia Americana di Pediatri) e il Public Health Service (Ufficio della Salute Pubblica) ne avevano preteso il ritiro dalla composizione dei vaccini.

Troviamo ancora un altro membro dell’OMS che ha degli stretti legami finanziari con i fabbricanti di vaccini che approfittano delle raccomandazioni del SAGE: il dottor Arnold Monto, un consulente remunerato dai fabbricanti di vaccini MedImmune, Glaxo e ViroPharma. E peggio ancora, alle riunioni di scienziati “indipendenti” dal SAGE, partecipano degli “osservatori” che comprendono, ebbene sì, gli stessi produttori di vaccini GlaxoSmithKline, Novartis, Baxter e compagnia.

Se i migliori esperti dell’influenza al mondo dovrebbero far parte del SAGE, perché invitano i fabbricanti di vaccini a partecipare?

Nello scorso decennio, l’OMS creava i cosiddetti “partenariati pubblico/privato”, con lo scopo di aumentare i fondi a sua disposizione. Ma, invece di ricevere fondi solo dai governi dei paesi membri dell’ONU (com’era stato previsto all’inizio), oggi l’OMS riceve dalle imprese private quasi il doppio del budget solitamente dato dall’ONU sotto forma di borse e aiuti finanziari.

Da quali imprese private?

Dagli stessi fabbricanti di vaccini e medicinali che approfittano delle decisioni ufficiali come quella presa nel giugno 2009 sull’urgenza pandemica dell’influenza H1N1. Proprio come i benefattori dell’OMS, i grandi laboratori hanno le loro entrate a Ginevra, e hanno diritto a un trattamento di “porte aperte e tappeti rossi”.

In un’intervista rilasciata al Der Spiegel, un membro della Cochrane Collaboration (organizzazione di scienziati indipendenti che valutano tutti gli studi condotti sull’influenza), l’epidemiologo Tom Jefferson mostrava le conseguenze della privatizzazione dell’OMS e la commercializzazione della salute.

Tom Jefferson: “[…] una delle caratteristiche più sorprendenti di quest’influenza, e di tutta la telenovela che ne è derivata, è che, anno dopo anno, alcune persone fanno previsioni sempre più pessimiste. Finora, nessuna si è i realizzata e queste persone sono sempre là a ripetere le loro predizioni. Ad esempio, cos’è successo all’influenza aviaria che avrebbe dovuto ucciderci tutti? Niente. Ma ciò non impedisce a queste persone di continuare a fare le loro predizioni. A volte sembra che ci sia un’intera industria che spera una pandemia.”.

Der Spiegel: “Di chi parla? Dell’OMS?”.

Tom Jefferson: “L’OMS e i responsabili della salute pubblica, i virologi e i laboratori farmaceutici. Hanno costruito un sistema sull’imminenza della pandemia. Ci sono molti soldi in gioco, reti d’influenza, carriere e intere istituzioni! Ed è bastato che uno dei virus dell’influenza muti per vedere tutta la macchina mettersi in moto.”.

Quando gli abbiamo chiesto se l’OMS aveva deliberatamente dichiarato l’urgenza pandemica con lo scopo di creare un immenso mercato per i vaccini e i medicinali contro l’H1N1, Jefferson ha risposto: “Non pensa che il fatto che l’OMS abbia cambiato la definizione di pandemia sia notevole? La vecchia definizione era «un nuovo virus che si diffondeva velocemente, per cui non si aveva nessuna immunità e che causava un alto numero di malati e un’alta mortalità». Ora, le ultime due sono state cancellate, e con questo cambiamento è stato possibile catalogare l’influenza suina come pandemia.”.

In modo molto giudizioso, nell’aprile 2009 l’OMS pubblicava la nuova definizione di pandemia, appena in tempo per permettere all’OMS, sui consigli provenienti, tra gli altri, dal SAGE di “Signor Influenza” alias Albert Osterhaus, e di David Salisbury, di definire urgenza pandemica casi benigni di influenza, ribattezzata influenza A/H1N1.

L’8 dicembre 2009, nella nota a piè di pagina di un articolo sulla gravità o la benignità della “pandemia mondiale” dell’H1N1, il Washington Post citava: “La seconda ondata d’infezione dell’H1N1 essendo arrivata all’apice negli Stati Uniti, i principali epidemiologi prevedono che la pandemia potrebbe far parte delle più benigne da quando la medicina moderna documenta le epidemie di influenza.”.

Igor Barinov, parlamentare russo e presidente del Comitato per la Salute alla Duma, ha preteso dai rappresentanti russi all’OMS in posto a Ginevra che conducano un’inchiesta ufficiale sugli innumerevoli indizi della corruzione massiva accettata dall’OMS e portata avanti dall’industria farmaceutica. “Sono state pronunciate gravi accuse di corruzione verso l’OMS”, affermava Barinov. “Una commissione internazionale d’inchiesta deve essere organizzata al più presto”.

La “suina” e la Massoneria

La leggenda della “suina” parte da una storiella messicana. Il virus sarebbe partito dal Messico: il paziente zero era un bambino di 5 anni, Edgar Hernandez, originario di La Gloria (Veracruz). L’assunto, inizialmente smentito, viene confermato dal Governatore di quella città, Fidel Herrera, solo il 26 aprile 2009, diverse settimane dopo la morte del primo niño e le segnalazioni di 400 persone contagiate, tutte a La Gloria.

Perché proprio in quel luogo apparentemente fuori dal mondo?

I media messicani e la popolazione locale non hanno dubbi: la colpa sarebbe da attribuire agli scempi ambientali perpetrati dalla multinazionale americana Smithfield Company, la maggior produttrice statunitense di carne suina, presente in Messico con la controllata Granjas Carrol, che dispone di circa quaranta stabilimenti produttivi, tutti compresi nella Valle del Perote, zona a confine tra lo stato di Veracruz e quello di Puebla, dove si trova appunto La Gloria. Secondo fonti non governative, e secondo gli attivisti messicani che da quattordici anni si battono per proteggere se stessi e la loro terra, la causa dell’influenza A sarebbe da ricercare nell’inquinamento acquifero prodotto dagli scarichi industriali di Granjas e in quello atmosferico dovuto alle carcasse di maiali abbandonate en plein air.

In pista scende subito Big Pharma e i vaccini sono tre: il Celvapan, prodotto dall’americana Baxter; il Pandemrix della britannica GlaxoSmithKline; il Focetria, della svizzera Novartis. Il via libera arriva dall’Agenzia Europea del Farmaco, l’EMEA, tramite una sottocommissione, la CHMP, che si occupa dei prodotti medicinali per uso umano. Organismi non del tutto imparziale. Ralph Edwards, responsabile dell’Uppsala Monitoring Centre svedese ed esperto di farmacologia, afferma che «le Agenzie regolatori hanno molti più rapporti con le aziende farmaceutiche che con i cittadini». «Questo è un grosso problema anche dell’EMEA», conferma Mauro Venegoni, componente dell’organismo consultivo di Farmacovigilanza del CHMP e direttore dell’ufficio Farmacovigilanza dell’AIFA, la corrispondente italiana dell’EMEA.

Può risultare allora interessante puntare l’attenzione su alcuni illustri connazionali che operano tra l’EMEA e il CHMP e sulle strutture in cui svolgono nel nostro paese la loro attività.

Insubria Docet

Partiamo dall’Università dell’Insubria, con sedi fra Como e Varese, bersaglio, recentemente, di vibrate proteste da parte degli animalisti.

Dice Francesco Caci, responsabile della Lega Antivivisezione di Busto Arsizio: «Quello che noi disapproviamo è l’utilizzo degli animali per studi su cannabinoidi, oppioidi, tumori e malattie neuro generative. Abbiamo contestato gli esperimenti dal punto di vista sia etico che scientifico, perché sono finalizzati solo ad aumentare il numero di pubblicazioni dei ricercatori. Tra l’altro, i locali messi a disposizione dall’amministrazione di Busto sono edifici che hanno avuto bisogno di una ristrutturazione costata 15 milioni di euro, per metà finanziati dal comune e per metà con fondi europei; in realtà dovevano essere destinati ad opere di industrializzazione».

Il direttore dell’ufficio legale dell’EMEA insegna in questa università. È Vincenzo Salvatore, giurista varesino, ordinario di Diritto Internazionale all’Università dell’Insubria. Rettore dell’Insubria è Renzo Dionigi, già componente del Consiglio Superiore di Sanità nominato dall’ex ministro Girolamo Sirchia per il triennio 2003-2005. Consulente di Roberto Formigoni per i rapporti Sanità-Università e responsabile della Chirurgia generale 1 dell’ospedale Circolo di Varese, Renzo Dionigi è un massone, presente nella famosa lista Cordova del 1992.

Capofila della lobby pubblico-privata che sponsorizzò la nascita dell’Insubria è l’avvocato Ferruccio Zuccaro, proboviro dell’Ateneo varesino, ex balilla, ex vice presidente della Provincia, componente del Lions Club Varese Host e massone presente negli elenchi del ‘92. Forse è un caso, ma lo studio dell’avvocato Zuccaro è a Varese, in via Speroni 14, proprio nello stesso stabile in cui anche l’avvocato Vincenzo Salvatore svolge la sua attività.

L’Insubria è legata ad alcune tra le più importanti multinazionali del farmaco come la GlaxoSmithKline, produttrice del vaccino Pandemrix, con cui ha una “Convenzione quadro per attività di collaborazione didattico-scientifica” (vedi la delibera del Senato Accademico datata 22 aprile 2008); o come la Novartis, da cui si fa sponsorizzare per permettere ai docenti delle sezioni del Dipartimento di Scienze Chirurgiche di partecipare allo studio internazionale Sustain come centro di arruolamento e trattamento (durata 2006-2008). La Novartis non solo produce il vaccino Focetria, ma è anche cliente della Huntingdon Life Sciences (HLS), la più grande società europea che esegue sperimentazioni animali. Per chiudere il cerchio, anche Glaxo è cliente della HLS: quindi sia Novartis che Glaxo fanno affari con l’Insubria e con HLS.

Un ponte per Carlo Magno

Altro personaggio interessante è Giuseppe Nisticò, membro del CHMP dal 2004 e anche lui scelto direttamente dal ministro dell’epoca, quel Girolamo Sirchia condannato nel 2008 in primo grado a tre anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici per tangenti.

Nisticò è un forzista, ex presidente della Commissione Ricerca UE ed ex presidente della Regione Calabria, noto soprattutto perché voleva intitolare il Ponte sullo Stretto a Carlo Magno. È massone anche lui, nella lista Cordova del ‘92. In caso di assenza alle sedute del CHMP, Nisticò veniva sostituito da un membro supplente, Pasqualino Rossi, capo dell’Unità Operativa di Farmacovigilanza dell’AIFA, che il 23 maggio 2008 viene arrestato con l’accusa di attentato alla salute pubblica.

Numero due all’AIFA, secondo il Procuratore di Torino Raffaele Guariniello Rossi, avrebbe ricevuto compensi per chiudere un occhio sull’Aulin, l’anti-infiammatorio che può avere effetti collaterali sul fegato. Interrogato dagli inquirenti, Rossi ha confermato di aver ricevuto dei regali ma «pensavo fossero delle banalità, non ho mai fatto cose contrarie ai doveri d’ufficio. Non mi sono mai ritenuto un corrotto».

Fino al 2004 Giuseppe Nisticò faceva parte anche dell’European Parliament Osteoporosis Interest Group, una sorta di lobby che opera per il “call to action”: promuovere misure nazionali che rendano i pazienti più consapevoli dei problemi derivanti dall’osteoporosi, aiutare i medici a riconoscerne i sintomi e spingere il sistema sanitario a pagare per trattamenti appropriati. Tra le compagnie che si occupano di finanziare le attività dell’International Osteoporosis Foundation, di cui l’Interest Group fa parte, spuntano ancora una volta Novartis, Glaxo (tramite la Amgen, con cui Glaxo ha una partnership europea) e Baxter (che ha accordi commerciali con Nycomed e Teva Pharmaceutical).

Va detto che Nisticò ha lasciato il gruppo nel momento in cui è divenuto membro CHMP.

Nel segno di Vanguard

Esiste un gruppo di potere che lega la Smithfield Foods – la compagnia americana dalla quale siamo partiti, e che avrebbe provocato l’influenza suina – alle tre multinazionali del farmaco produttrici del vaccino, Novartis, GlaxoSmithKline e Baxter. Tutto è racchiuso in una parolina magica: Vanguard, la avanguardia finanziaria mondiale.

The Vanguard Group è una compagnia americana di investimenti che gestisce un patrimonio approssimativo di 1 trilione di dollari. La Vanguard possiede azioni della Smithfield (tramite, ad esempio, il Vanguard Group Inc.), azioni della Glaxo (Vanguard Primecap Fund, Vanguard Health Care Fund ed altri), azioni della Novartis (Vanguard Primecap Fund, Vanguard Capital Opportunity Fund, etc.) e azioni della Baxter (Vanguard Group Inc., Vanguard 500 Index Fund, e così via).

Ma chi detiene le azioni de The Vanguard Group?

Sono colossi come: ExxonMobil Corporation, Microsoft Corporation, General Electric Company, J.P. Morgan Chase e Co., Procter e Gamble Company, Apple Inc., Coca-Cola Company, Google Inc., Hewlett-Packard Company, Philip Morris International Inc., Goldman Sachs Group Inc., PepsiCo Inc.

Insomma, le multinazionali più potenti, che possono permettersi il lusso di lanciare, allo stesso tempo, il malanno e la cura, la pandemia e il vaccino.

Conclusione

La pandemia di influenza suina della quale Novye Izvestija ha scritto molte volte, potrebbe essere la truffa e la corruzione più ambiziosa del nostro tempo.

In ogni caso, l’enorme aspetto commerciale del “panico da influenza suina” è evidente. Alla stessa conclusione sono arrivati dei giornalisti danesi che hanno abilmente indagato i collegamenti tra l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) e le più importanti società farmaceutiche mondiali, che hanno guadagnato ricchezza vendendo farmaci per contrastare la malattia. Per esempio, risulta che molti scienziati che siedono in diverse commissioni dell’OMS hanno accuratamente nascosto il fatto che ricevono denaro dalle gigantesche società farmaceutiche mondiali.

Secondo la banca d’investimento internazionale J.P. Morgan Chase e Co., l’industria farmaceutica ha guadagnato più di 7 miliardi di euro dalla vendita di vaccini A/H1N1. I più importanti paesi occidentali hanno ordinato dosi sufficienti per vaccinare o la loro intera popolazione (come l’Australia) oppure un terzo (Germania e diversi altri stati membri della UE). Le fabbriche che producono vaccini e pillole lavorano 24 ore al giorno, in rotazione su quattro turni, con un cumulo di ordinativi inevasi… non sentono la crisi economica globale come altri potrebbero.

Per la prima volta in molti anni il “panico” pandemico dell’influenza ha colpito la UE. Il vaccino è stato prodotto senza un numero sufficiente di prove cliniche e di laboratorio.

È tale panico giustificato?

Un numero crescente di specialisti sta esaminando la questione paragonando le statistiche della mortalità del virus dell’influenza suina e delle sue varietà “convenzionali”, che ogni autunno iniziano la loro marcia attraverso il pianeta.

L’OMS ha annunciato la pandemia di influenza suina sotto pressione di un comitato di consiglieri, diretto da un medico olandese, Albert Ostenhaus, perché è stato attivo nel promuovere la vaccinazione di massa della popolazione attraverso l’OMS ed i media occidentali. Ora il governo olandese sta conducendo un’indagine di emergenza nelle attività del “Dottor Flu”, dal momento che è divenuto noto che riceve una retribuzione da diverse società che fabbricano il vaccino.

Dovrebbe essere osservato che questa non è la prima volta che la “portata della corruzione” in farmacologia è stata al centro dell’attenzione dei media occidentali. Il New England Journal of Medicine diversi anni fa ha pubblicato “The Whistleblower”. In una serie di articoli, il Whistleblower mostrava la vita all’interno della “mafia medica”. Secondo la rubrica, soltanto l’11-14% dei bilanci delle società farmaceutiche vengono spesi nella ricerca, ma il 36% dei fondi sono spesi nelle pubbliche relazioni.

Gran parte del denaro finisce nelle tasche di medici, scienziati e nei conti di diverse organizzazioni che operano nell’assistenza sanitaria.